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lunedì, ottobre 24, 2011

"JR" di William Gaddis

JR” è la prima opera di William Gaddis a ricevere il National Book Award nel 1976 ma sono stati necessari quasi 35 anni per vederne pubblicata in Italia la traduzione ad opera dell’ottimo Vincenzo Mantovani e della coraggiosa casa editrice Alet Edizioni.

Molti sono gli aspetti che potrebbero scoraggiarne la lettura: la dimensione notevole (quasi 1000 pagine), l’uso esclusivo del dialogo tra personaggi senza l’indicazione di chi sia di volta in volta a parlare, un gran numero di personaggi e storie che si intrecciano, insomma tutti ingredienti che potrebbero allontanare un lettore medio; ma questo lettore perderebbe la possibilità di leggere una grandissima opera letteraria, lucida, satirica, in molti punti anche esilarante. Una volta iniziato a leggere, seguendone il ritmo, non si potrà che godere del piacere della lettura. Come infatti osserva Thomas Moore, l’uso del dialogo aumenta la vitalità del racconto riducendo la differenza tra la durata di un episodio ed il tempo necessario per leggerlo. Se infatti lo stesso libro fosse stato scritto usando metodi “tradizionali” sarebbe stato necessario un numero di pagine ben maggiore e la scelta coraggiosa di eliminare completamente la voce narrante, ha il preciso obiettivo di aumentare l’immediatezza e la partecipazione del lettore.

Potete continuare la lettura del mini saggio su Retroguardia 2.0

domenica, maggio 21, 2006

Alla ricerca del Tempo Perduto - II

Proust scrive, parlando della nonna del Narratore:
(Alla Ricerca del Tempo Perduto - ed Meridiani, Mondadori)

"quando doveva regalare una poltrona, delle posate, un bastone, li cercava "vecchi", come se, cancellato ormai dalla lunga desuetudine il loro carattere utilitario, apparissero disposti a raccontarci la vita di uomini di altri tempi più che a soddisfare i bisogni della nostra. Cercava di giocare d’astuzia e, se non di eliminare del tutto la banalità commerciale almeno di ridurla, sostituendola il più possibile con altra arte, inserendo per così dire svariati “spessori” d’arte [...]
Di fronte all’imminente scadenza della volgarità la nonna tentava di rimandarla ancora." (Vol. I - pag.50)

Il concetto di utilità qui viene considerato un involgarimento; quello che infatti la nonna vuole stimolare nel beneficiario del regalo è un ispessimento del senso della bellezza artistica, privata appunto, da quei concetti di utilità ed utilizzo che un oggetto possiede.
Mi viene in mente, primo fra tutti, un artista che ha fatto dell'oggetto in quanto tale, privato delle sua finalità, fulcro della propria arte: Marcel Duchamp.
Egli scrive, fingendo di difendere l’ignoto autore di un opera rappresentante un "comune" orinatoio di porcellana, che in realtà è poi diventata la sua opera più famosa (Fontana, 1917)

"Non è importante se Mr. Mutt abbia fatto Fontana con le sue mani o no. Egli l’ha SCELTA. Egli ha preso un articolo ordinario della vita di ogni giorno, lo ha collocato in modo tale che il suo significato d’uso è scomparso sotto il nuovo titolo e il nuovo punto di vista – ha creato un nuovo modo di pensare quell’oggetto"


E' ovvio che di fronte ad un regalo, come una sedia vecchia, oppure ad un orinatoio, è per noi difficile credere che possa essere arte o comunque che possa possedere una carica artistica che sovrasti quella utilitaristica, è però anche vero che lo scandalo nasce dall'incomprensione e dalla paura di vedere messe in discussione le proprie certezze.