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lunedì, ottobre 24, 2011

"JR" di William Gaddis

JR” è la prima opera di William Gaddis a ricevere il National Book Award nel 1976 ma sono stati necessari quasi 35 anni per vederne pubblicata in Italia la traduzione ad opera dell’ottimo Vincenzo Mantovani e della coraggiosa casa editrice Alet Edizioni.

Molti sono gli aspetti che potrebbero scoraggiarne la lettura: la dimensione notevole (quasi 1000 pagine), l’uso esclusivo del dialogo tra personaggi senza l’indicazione di chi sia di volta in volta a parlare, un gran numero di personaggi e storie che si intrecciano, insomma tutti ingredienti che potrebbero allontanare un lettore medio; ma questo lettore perderebbe la possibilità di leggere una grandissima opera letteraria, lucida, satirica, in molti punti anche esilarante. Una volta iniziato a leggere, seguendone il ritmo, non si potrà che godere del piacere della lettura. Come infatti osserva Thomas Moore, l’uso del dialogo aumenta la vitalità del racconto riducendo la differenza tra la durata di un episodio ed il tempo necessario per leggerlo. Se infatti lo stesso libro fosse stato scritto usando metodi “tradizionali” sarebbe stato necessario un numero di pagine ben maggiore e la scelta coraggiosa di eliminare completamente la voce narrante, ha il preciso obiettivo di aumentare l’immediatezza e la partecipazione del lettore.

Potete continuare la lettura del mini saggio su Retroguardia 2.0

venerdì, aprile 23, 2010

"Le perizie" di William Gaddis

“Le perizie” è l'opera prima di William Gaddis pubblicata nel 1955, largamente ignorata per 20 anni fino alla pubblicazione, nel 1975, di “JR”. In Italia l’autore continua ad essere perlopiù ignoto nonostante la vittoria del National Book Award per ben due volte (nel 1976 per “JR” e nel 1994 per “Frolic of his own”). La sua ridotta notorietà qui da noi è andata di pari passo con la mancata traduzione delle sue opere in italiano, basti pensare che solo nel 2009, dopo 34 anni dalla sua pubblicazione, è apparso sugli scaffali delle librerie, per i tipi di Alet, “JR“.
Considerato uno dei padri del postmodernismo, Gaddis riesce sapientemente a coniugare qualità di scrittura e complessità narrativa. L’intreccio delle storie, dei personaggi, dei simboli, dei riferimenti eruditi insieme ad uno stile variegato, rendono “Le perizie” una delle più interessanti, affascinanti e complesse prove letterarie del ‘900.

Riassumere il contenuto di questo testo è un'impresa non semplice. Inoltre più che la sinossi è interessante la fitta rete di rimandi e di simbolismi che per forza di cose è difficile descrivere completamente. Ho cercato di scrivere un riassunto ragionato apparso in questi giorni su Retroguardia 2.0 e che potete trovare qui

martedì, aprile 21, 2009

L'opera di Pynchon - II, V.

Thomas R. Pynchon già con l'uscita del suo primo romanzo era stato subito considerato un autore importante. Il primo romanzo, V., scritto nel 1963 ad appena 26 anni, contiene una galleria di personaggi che si intrecciano con apparente casualità. Pynchon scrive spesso di complotti, di società segrete, di intrighi internazional. Un modo questo per dare un senso a cose che sembrano assurde e descrive questi complotti quasi con sarcasmo, con l'ironia di chi vuole prendere in giro il lettore sapendone più di lui.
In V. si affacciano oltre 200 personaggi che si muovono tra Firenze, l'America, Malta ed in diversi contesti temporali 1943, 1919... Di molti personaggi viene raccontato qualche dettaglio che sembra quasi scritto solo per dare vitalità al personaggio ed in realtà dopo un po' di pagine diventa un punto importante.

Il protagonista principale, Stencil, è alla ricerca di una certa V., entità misteriosa di cui il padre aveva scritto nei suoi diari. Nel corso del libro V. si connota in diversi modi: una città, una donna, diventa per il figlio di Stencil il proprio legame col padre, mentre per il padre l'occasione per comprendere di aver perso molte cose nel troppo viaggiare .
V. è l'eterno femminino, la città che ti avvolge nel suo ventre, la giovane donna, il ratto femmina che vuole diventare una suora. V. rappresenta la ricerca, la pace, la guerra, l'amore, l'odio, è il modo in cui gli opposti convergono (se pensiamo a come le due linee della V si uniscono in un unico punto).
Un libro veramente bello, difficile, impegnativo con molti riferimenti e citazioni colte. Vorrei solo citare un passo che mi colpì per il significato e l'intensità anche in riferimento ad un evento mondiale molto triste come i bombardamenti a Gaza che in quel periodo erano sulle prime pagine dei giornali.
"Dieci milioni di morti e almeno il doppio di feriti erano uno shock più che sufficiente. [...] Questi dieci milioni di morti consideriamoli pure una cifra enorme, una formula chimica, una ragione storica. Però, santo Dio, non l'Orrore Indicibile, il prodigio improvviso che ghermisce un mondo ignaro. Ne siamo tutti testimoni. Non c'è stata nessuna innovazione, nessuna particolare violazione dell'ordine di natura, nessuna sospensione dei soliti prìncipi. Se la gente comune è stata colta di sorpresa, la Grande Tragedia è la sua cecità, e non la guerra in sè." (V. - pag. 547)
Le motivazioni delle guerre sono quasi sempre le stesse: la terra, il potere, la supremazia, l'avidità eppure ci sconcertiamo perchè puntualmente non crediamo l'uomo capace di tanto. Non ci rendiamo conto che quelle stesse forze ci guidano nelle nostre sopraffazioni quotidiane.
(passi tratti da V. - Thomas Pynchon, BUR)

domenica, marzo 15, 2009

L'opera di Pynchon - I

Thomas Pynchon è sicuramente uno degli autori americani più apprezzati e che maggiormente ha influenzato la scrittura contemporanea. Famoso non solo per le sue opere ma anche per la sua leggendaria riservatezza, ha scritto diversi romanzi alla base dei quali si trova sempre il complotto, l'intrigo.
Attraverso la sua scrittura Pynchon produce un effetto straniante sul lettore che si ritrova catapultato in un mondo complottista, pieno di intrighi di cui si sente un tassello e percepisce quel senso di smarrimento che gli stessi personaggi di Pynchon sentono sulla loro pelle.
A partire da "V.", Pynchon ci ha donato romanzi sempre molto "entropici" in cui moltissimi personaggi ruotano intorno alla narrazione, comparse, attori principali, antagonisti, tutti secondo uno schema che ci appare sempre confuso eppure racchiude un ordine ben preciso e che risponde a delle motivazioni stilistiche ed a volte anche simboliche. Muovendosi nello spazio e nel tempo con disinvoltura, la lettura di un romanzo di Pynchon non è cosa facile, perchè si cerca di utilizzare le normali categorie di sequenzialità, di cronologia che puntualmente il Nostro elude per creare un affresco vorticoso che rappresenta in maniera perfetta il mondo consumistico / industriale in cui viviamo fatto non di linearità ma di vortici separati che nel loro frenetico girare si incontrano.
La sua profonda ironia, il suo sottile sarcasmo si esprime anche nei confronti del lettore che sembra quasi voglia prendere in giro cambiando sempre punto di vista, nascondendo alcuni particolari, portandolo nei meandri più oscuri della mente umana, in quell'angolo buio che rappresenta il proprio io.

L'opera di Pynchon, per la ricchezza di tematiche e di stili, la varietà della lingua utilizzata, la profonda indagine dell'uomo, la grande erudizione, i diversi piani di lettura, è disarmante tanto da renderne difficoltosa una qualsivoglia descrizione.
Bisogna farsi trasportare dalle sue pagine per comprendere pienamente di cosa si parla ed io cercherò nel mio piccolo di scrivere di volta in volta qualche appunto su alcune sue opere che ho letto.