martedì, maggio 16, 2006

Alla ricerca del tempo perduto - I

Mi appresto alla lettura di una pietra miliare della letteratura mondiale : "Alla ricerca del tempo perduto" di Proust.
In questo post ed in quelli che seguiranno con questo titolo annoterò alcune frasi che mi hanno colpito. Tali parole sono per me ed "i miei venticinque lettori".
I passi sono tratti da "Alla ricerca del tempo perduto" ed. Meridiani - Mondadori

"[...] i singhiozzi che ebbi la forza di trattenere davanti a mio padre[...].In realtà essi non sono mai cessati; ed è soltanto perchè la vita si è fatta adesso più silenziosa intorno a me che li sento di nuovo, come quelle campane di conventi che il clamore della città copre tanto bene durante il giorno da far pensare che siano state messe a tacere e invece si rimettono a suonare nel silenzio della sera." (Vol. I - pag.46)


Che immagine sublime: le campane che perennemente suonano ma, considerate ormai cose ovvie, dimenticate nel clamore della vita, facenti parte del paesaggio uditivo, non ci provocano più emozioni. Eppure un giorno ci ritroviamo di fronte ad un' epifania che ci riporta a considerare in modo diverso certe immagini della nostra quotidianità e ci rendiamo conto che, forse, ogni giorno perdiamo qualcosa.
Proust sottolinea il dramma interiore del Narratore (colui che qui pensa) che ha vissuto con questa tristezza nel cuore e solo con il silenzio si è reso conto della propria condizione di umana miseria.
Queste poche righe contengono il dramma dell'uomo la cui vita è piena di immagini di plastica e che, nell'autenticità di un sospiro, perde la propria sicurezza e naufraga nella solitudine di un singhiozzo.

E mi viene in mente la Poesia di Montale "I Limoni"

Ma l' illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l' azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s' affolta
il tedio dell' inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l' anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d' oro della solarità.

Nonostante quella di Montale sia una tematica diversa, metafisica, l'immagine dei limoni consolatori che si mostrano d'improvviso, casualmente, segue la stessa dinamica dell' epifania precedentemente sottolineata.
Molto si potrebbe dire sulle epifanie, ad esempio l'utilizzo che ne fa Joyce nel racconto "Eveline" di "Dubliners", o quello seguto da Woolf in "To Lighthouse" e molto si potrebbe dire sulla vita caotica e sempre uguale dei giorni nostri, quel meccanicismo quotidiano che porta all'alienazione... ne parleremo probabilmente più in là.


2 commenti:

serena ha detto...

ciao!!io devo fare la tesina sull'epifania in generale e sui concetti utilizzati nella letteratura italiana e iglese...ho visto che affrontate quest'argomento potete darmi una mano?xk ho trovato davvero poche informaziuoni su questa particolare sfumatura dell'epifania...grazie mille...

Linker ha detto...

Ciao Serena, grazie del commento. Sicuramente la tematica dell'epifania che vuoi trattare nella tua tesina si apre a molti possibili percorsi. Io posso consigliarti qualche autore e qualche suo testo.
Nel mio blog ho cercato di creare qualche parallelo anche forse azzardato tra testi classici come "Eveline" nella raccolta "Gente di Dublino" di Joyce, "Gita al Faro" di Woolf, i "Limoni" di Montale, alcuni passi del film di Bergman "Come in uno specchio" ed anche alcuni passi dell'ultimo libro di DeLillo. Se permetti un consiglio, dovresti cercare di comprendere bene cosa intendevano gli autori "classici" e cercare di fare un percorso personale che a partire da questi possa mettere in luce le tue doti personali e soprattutto di saper applicare bene i concetti appresi anche nel mondo di oggi. Non so, considerando anche qualche canzone che ti sembra avere un nesso con l'improvvisa manifestazione spirituale, un gesto , una parola, degni di essere ricordati che Joyce chiamava epifania. Lo stesso concetto di epifania ha origini romantiche ed è cara anche a Wordsworth ( The prelude) ed Emerson.
Anche Proust utilizza in modo personale la tematica dell'epifania vedi ad esempio quando parla della madaleine (http://spazioinwind.libero.it/letteraturait/novecento/proust/madeleine.htm)
Spero di non averti confuso molto le idee.


http://www.paolacarbone.com/cultura/epif.htm
http://en.wikipedia.org/wiki/The_Prelude
http://en.wikipedia.org/wiki/Epiphany_(feeling)